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Osservatorio: il marchio BRICKS, Trend futuri, il progetto BUILD UPON

13/10/2016 |


BRICKS: il marchio per la qualificazione delle competenze nella filiera dell’edilizia sostenibile

 

L'Unione europea è impegnata in un grande sforzo per lasciare alle spalle la crisi e creare le condizioni per un'economia più competitiva con un più alto tasso di occupazione. 

La strategia decennale per la crescita e l’occupazione “Europa 2020”, definita nel 2010, punta a rilanciare l'economia dell'UE nel prossimo decennio perseguendo una crescita che sia:

  • intelligente, attraverso lo sviluppo delle conoscenze e dell'innovazione; 
  • sostenibile, basata su un'economia più verde, più efficiente nella gestione delle risorse e più competitiva;  
  • inclusiva, volta a promuovere l'occupazione, la coesione sociale e territoriale. 

 

Con “Europa 2020” l’Unione si è posta cinque ambiziosi obiettivi in materia di occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale e clima/energia definendo, per ciascuno di essi, alcuni traguardi la cui realizzazione sarà fondamentale per il successo dell’Unione da qui al 2020. Con specifico riferimento ai cambiamenti climatici ed alla sostenibilità energetica è stato stabilito:

  • la riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990;
  • 20% del fabbisogno di energia dovrà derivare ricavato da fonti rinnovabili;
  • l’aumento del 20% dell'efficienza energetica.

 

Le figure professionali che operano nel settore energetico sono parte fondamentale di questa strategia perché attraverso le loro competenze possono contribuire in maniera determinante ed incisiva al raggiungimento degli obiettivi prefissati. 

A tale fine un sistema di certificazione oggettiva e imparziale delle professioni che operano nel campo energetico può rappresentare uno strumento di garanzia e trasparenza sul mercato, e in grado di assicurare vantaggi per tutte le parti coinvolte nel processo di realizzazione delle attività: per i clienti, che potranno avere assicurazioni sulla competenza del professionista al quale si affidano; per il professionista stesso, che attraverso la certificazione di parte terza potrà meglio differenziarsi sul mercato; per le organizzazioni/associazioni, le quali dimostrando di impiegare persone certificate potranno ottenere punteggi superiori in gare pubbliche/private, riduzioni rischi assicurativi, agevolazioni nei finanziamenti.

 

Il lavoro svolto da BRICKS è stato quello di contribuire alla definizione di norme tecniche nazionali per le diverse figure impegnate nell’efficientamento delle strutture edili. Inoltre, con la produzione di corsi e-learning e di sistemi autovalutazione, per fare un bilancio delle competenze e di valutazione, per valutare eventualmente le conoscenze acquisite anche in contesti non formali e informali, si sta sostenendo lo sviluppo di un sistema nazionale di formazione professionale specialistica che consentirebbe al Sistema Italia di raggiungere al meglio gli obiettivi energetici stabiliti in Europa 2020. 

 

Avendo già messo a punto i profili delle figure professionali più importanti di cui il mondo della riqualificazione energetica ha bisogno ed avendo già sviluppato gli strumenti didattici a supporto della formazione, l’ultimo passo importante che ci resta da fare è quello legato  alla promozione di un marchio di qualità europeo, denominato “BRICKS”, con le seguenti finalità:

  • definire una procedura di certificazione di parte terza per le aziende che si doteranno di personale certificato secondo quanto già definito e disponibile sul sito BRICKS;
  • registrazione del marchio BRICKS a livello europeo;
  • promuovere la certificazione delle imprese con il supporto delle camere di commercio che gestiranno il marchio per conto dei partner di BRICKS;
  • promuovere il marchio BRICKS in tutte le Regioni e le Province Autonome per incentivare le imprese che decideranno di percorrere la strada della certificazione.

 

Per conseguire questi obiettivi è stato definito e codificato un sistema di qualificazione ad adesione volontaria che potrà essere adottato dalle imprese appartenenti alla filiera dell’edilizia, senza distinzione di dimensione e complessità. In particolare il marchio sarà concesso alle imprese che curano la formazione del proprio personale con modalità coerenti e in linea ai profili professionali supportati da BRICKS, ossia: 

 

1.Installatori e Manutentori di:

      a.Impianti alimentati da Biomasse - FER;

      b.Impianti in Building Automation;  

      c.Impianti Fotovoltaici - FER;

      d.Impianti Geotermici – FER;              

      e.Impianti Solare Termico – FER;

      f.Canne Fumarie;

      g.Cappotti Termici;

      h.Caldaie < 35KW.

2.Formatore di Cantiere;    

3.Formatore in ambito Energetico;

4.Responsabile Diagnosi Energetiche – REDE.

 

Nell’ambito del progetto è stato anche definito il Regolamento d’uso del marchio, ossia il documento in cui sono indicate le condizioni e le modalità per la richiesta, la concessione e l’utilizzo del Marchio Collettivo “BRICKS”. 

 

La messa a punto del sistema di qualificazione è stato curata da Dintec – Consorzio per l’innovazione tecnologica, società consortile tra il Sistema Camerale ed ENEA,  che si occuperà anche della gestione delle richieste di adesione, della verifica dei requisiti, del rilascio della licenza d’uso e del controllo sul corretto uso del marchio, nell’interesse generale di tutti gli stakeholder e dei soggetti che hanno partecipato al progetto e di tutti i soggetti (imprese, istituzioni, clienti, ecc.) che entrano o entreranno in relazione con il marchio.

 

 

Trend futuri: installatore di impianti di cogenerazione con celle a combustibile

 

L’Italia sta compiendo passi avanti verso l’utilizzo di carburanti ‘puliti’, e soddisfare così i requisiti della direttiva Europea 2014/94/EU (DAFI). 

Il traguardo principale della DAFI è di muovere il settore trasporti verso l’abbandono della benzina e del diesel.

 

La dichiarazione del lancio congiunto, emersa da COP21 lo scorso Novembre, è chiamata ‘Missione Innovazione’ ed ha come scopo l’accelerazione della ‘Rivoluzione Energia Pulita’. 

 

Fra le varie iniziative intraprese dall’Italia è bene menzionare l'inserimento del "Piano nazionale per le infrastrutture idrogeno" accanto ai piani per il metano, per i veicoli elettrici, ecc. sia il varo di un gruppo di lavoro per il ‘Piano strategico per il trasporto sostenibile 2030’, che coinvolge enti dell’energia nazionale come l’ENEL, compagnie di benzina, produttori di macchine come FCA, Toyota e Volkswagen, università e ONG. 

 

Il Piano nazionale idrogeno ha già attirato l’interesse di molte regioni. Città come Firenze, Napoli e Roma saranno le prime ad adottare flotte di autobus ad idrogeno e celle a combustibile. Altre città, come Bolzano, hanno già cominciato su piccola scala e progettano di espandere le linee. 

Due ‘corridoi autostradali’ con stazioni per il rifornimento di idrogeno attraverseranno l’Italia dal Nord al Sud e da Torino a Venezia. La dead line per l’adozione del piano da parte del governo e la presentazione all’Unione Europea è per Novembre 2016. 

Il piano include anche un raggiungimento di 20 stazioni di idrogeno nel Paese entro il 2020 e quasi 200 nel 2025. Più dettagli sull’argomento sono disponibili al link: http://www.mobilitah2.it

Tutto ciò comporterà necessariamente la creazione di nuove figure professionali.   

 

Nel 2009 è stato realizzato, nell’ambito del Progetto Crisalide, un impianto di cogenerazione di calore ed elettricità nel magazzino comunale di Roncegno Terme, in provincia di Trento, come azione dimostrativa che portasse alla realizzazione di una filiera di micro-cogenerazione diffusa nel Trentino. 

L’ambizioso obiettivo della Provincia autonoma è di dotare edifici pubblici e privati del Trentino di sistemi di riscaldamento sostenibili che comporterebbero una riqualificazione degli stessi ed un’applicazione senza grossi cambiamenti nella struttura. 

A questo scopo è già stata creata una scuola per la preparazione di tecnici installatori di celle a combustibile. 

Sempre più incentivi regionali o nazionali, come la detrazione con il 55% o l’obbligo di installazione per i nuovi edifici, supportano lo sviluppo di questo mercato. 

 

La cogenerazione non ha conosciuto sinora grande diffusione anche a causa delle difficoltà tecniche e normative della fase di avvio di nuovi progetti, e per una mancanza di interesse da parte degli operatori energetici che considerano questa tecnologia come concorrente. Un ostacolo che potrebbe essere sormontato grazie allo sviluppo di progetti di business a medio-lungo termine tra operatori energetici in Italia ed all’estero.

 

In Italia il 70% dell’energia viene prodotta da centrali termoelettriche a gas, dove il calore termico generato non viene solitamente recuperato. Così, dell’energia iniziale alla presa elettrica arriva una quota molto bassa dell’energia contenuta nel gas (tra il 35 ed il 40%). 

Con la micro-cogenerazione, invece, il calore prodotto dalla combustione non viene disperso, ma utilizzato direttamente dall’utente o stoccato per brevi periodi in appositi accumuli termici. La cogenerazione permette di produrre contemporaneamente energia elettrica e termica in modo distribuito, direttamente presso le utenze mediante impianti installati in grandi strutture, per esempio alberghi, condomini, ospedali, o nei centri urbani.

Una tecnologia ad alto rendimento, dunque, che permette di risparmiare circa 500 grammi di Co2 ogni kilowattora di energia prodotta. Inoltre, le celle, oltre all'idrogeno, sono in grado di utilizzare sia combustibili tradizionali che risorse rinnovabili, quali il biogas, il biometano, il gas da discarica e da depuratore o ammoniaca. 

 

Questa tecnologia, quindi, promette vantaggi dal punto di vista termodinamico ed ambientale ma non ancora dal punto di vista economico per diversi motivi: esistendo per il momento solo piccole produzioni i cogeneratori non hanno ancora prezzi competitivi. Inoltre bisogna ancora risolvere Inoltre bisogna ancora risolvere il problema dell’approvvigionamento e della distribuzione del combustibile (idrogeno o metano) e quello dello sviluppo di nuove figure professionali.

L’idrogeno, come combustibile, è meno conosciuto del metano. Ha bisogno di sensori, valvole, ecc. diversi da quelli che normalmente utilizza un termoidraulico e sono necessari esperti in materia.

Le celle a combustibile fanno già parte del presente: sono già commercializzati impianti di micro-generazione che possono entrare nei singoli appartamenti. In un futuro non lontano potremmo tutti avere, al posto delle caldaie, sistemi di cogenerazione che producono sia calore che energia. Le celle a combustibile sono di fatto dei sistemi compositi che hanno esigenze diverse dalla semplice caldaia. Possono essere alimentati a metano o a idrogeno ed avere una piccola taglia, anche di uno o due KW per soddisfare le esigenze di un singolo appartamento. Il tecnico dovrà, per esempio, sapere come collegare l’idrogeno o il metano ai sistemi micro-generativi, ma anche l’installazione e la manutenzione è importante. Se poi pensiamo alla filiera ci saranno anche operai specializzati addetti all’eventuale catena di montaggio. 

Tra dieci anni un cittadino su dieci avrà un auto a celle a combustibile, secondo le previsioni. La Toyota sta già cominciando a formare manutentori di celle a combustibile per la propria produzione. Come conseguenza, serviranno meccanici che siano in grado di offrire la manutenzione adeguata, completamente differente da quella attuale. Le auto ad idrogeno sono di fatto auto elettriche che quindi non hanno più nulla di meccanico, come motore di avviamento, cilindri, candele, albero di trasmissione, ecc. Tutto ciò è sostituito da un software. Con l’avanzare del tempo i meccanici dovranno sapere sempre più di software e meno di meccanica!

Sono i decisori politici che determineranno il tempo che dovrà passare prima di arrivarci. All’università sono già attivi corsi sulle celle a combustibile ma non esistono specializzazioni che riguardino la progettazione degli impianti di cogenerazione. Al momento non è prevista alcuna spinta in questa direzione, nonostante in futuro sia praticamente inevitabile. Secondo le previsioni, infatti, tra dieci anni in Italia vi saranno otto milioni di vicoli a idrogeno. Introdurre i corsi per formare le nuove figure sarà un modo per accelerare questo processo. Più si diffonde la formazione, infatti, più si promuove l’avanzamento della tecnologia.

 

 

Progetto BUILD UPON: Summit  Madrid  20-21 settembre 2016

 

Il Summit di BUILD UPON, dello scorso 20-21 settembre a Madrid, ha visto  la presenza di circa 160 delegati di una ventina di paesi sia  europei sia extra comunitari. 

Il Progetto europeo BUILD UPON è coordinato dal GBC Espana, in cui GBC Italia ha un ruolo di primo piano, coinvolge 13 GBC e World GBC.

Obiettivi principali dichiarati sono: 

  1. Costruire una comunità di stakeholder pubblici, privati e non-profit attraverso l’Europa che dichiarino il proprio impegno a lungo termine per progettare ed implementare nuove strategie nazionali di riqualificazione profonda. 
  2. Costruire una visione comune di ciò che s’intende raggiungere insieme, in relazione al patrimonio edilizio esistente entro il 2050. 
  3. Costruire i fondamenti per un’azione concertata, per ottenere un allineamento della visione futura e delle azioni degli stakeholder pubblici, privati e non-profit per fare in modo che il nostro impatto collettivo sia tangibile in tutta l’Europa.

 

Oltre a questo evento internazionale, sono previsti oltre 80 eventi nazionali che dovranno essere in grado di mobilitare ed avere una partecipazione attiva di oltre 1000 stakeholder. Un secondo summit internazionale è previsto a Bruxelles, a febbraio 2017, dove verrà presentato il risultato di tale processo in modo da intraprendere un cammino comune.

Il concetto dietro questa strategia è stato ben sintetizzato nel seguente modo di dire: se vuoi essere veloce meglio andare da soli, se vuoi andare lontano è meglio andare in compagnia se vuoi andare lontano e veloce pensa da solo ed agisci con gli altri!!

 

Guardando la strategia messa in piedi in Europa, la direttiva europea per l’efficienza energetica richiede che i paesi stabiliscano una strategia per la riqualificazione profonda del parco edilizio esistente che deve essere revisionata ogni tre anni. 

BUILD UPON prevede di fornire supporto ai paesi per stabilire una strategia nazionale a lungo termine attraverso un’azione coordinata che attraversa tutti i settori pubblici, privati e non-profit.

L’accordo di Parigi sull’alleanza globale definisce un obiettivo a lungo termine sul quale stanno lavorando anche l’alleanza globale per l’edilizia attraverso un’azione coordinata, ma sembra difficile basarsi sulla revisione delle direttive EED/EPBD  che avrebbero dovuto proporre una strategia a lungo termine entro ottobre, anche se una prima bozza è già in circolazione.

 

Nei due giorni di meeting serrati, in  tavoli di lavoro dove una decina di persone hanno presentato idee, azioni, punti di vista, problemi, soluzioni, ecc. si è riusciti nell’intento di:

  1. Avere un senso di appartenenza ad un’unica comunità che ha coinvolto tutti i 160 partecipanti indistintamente
  2. Presentare una visione comune che parte dalla raccolta delle migliori pratiche già attivate in alcuni paesi e che sono state individuate come elementi  essenziali per lo sviluppo di una strategia da condividere a livello europeo anche se ogni paese deciderà come implementarla autonomamente.
  3. Raccogliere idee su come allineare le iniziative individuali per avere un maggior impatto collettivo. Ciò, ha significato elaborare una mappa di obiettivi e misure di attuazione comuni.

 

Il risultato di questi due giorni sarà raccolto in un primo documento in bozza che descrive come passare dagli obiettivi individuali a quelli collettivi e come implementarli. 

Tale documento continuerà ad essere revisionato in funzione dei risultati ottenuti nei workshop regionali per poi essere presentato al summit di Bruxelles. Prima però si vuole avere una bozza consolidata a fine ottobre da presentare al COP22 per dimostrare la leadership che l’Europa può avere nella riqualificazione profonda del patrimonio edilizio esistente ed essere d’ispirazione per altre regioni/paesi.

 

Un punto che è stato sottolineato da tutti i tavoli di lavoro è stato quello che per promuovere la riqualificazione del patrimonio esistente, si deve cambiare il  messaggio da rivolgere ai proprietari siano essi privati o pubblici. Non bisogna partire dall’efficienza energetica, ma dalla salute  e dal benessere. Ciò significa che il messaggio  deve presentare la riqualificazione come necessaria a salvaguardare la salute e il benessere degli abitanti e degli utenti di uffici, scuole, ospedali, ecc.. È stato, infatti, dimostrato che un ambiente  salubre non solo limita il numero di malattie ma permette anche di lavorare e studiare meglio. I problemi di salute sono sicuramente più importanti, per il cittadino, rispetto all’obiettivo di ridurre la CO2 ma è anche chiaro che per ottenere un ambiente salubre bisogna efficientare i locali dove si vive. Ciò, di conseguenza, comporterà una riduzione dei consumi energetici e quindi del rilascio di CO2 nell’ambiente che a sua volta ridurrà l’inquinamento e la possibilità di malattie innescando così un processo virtuoso al centro della quale c’è il benessere dei cittadini e dell’ambiente in cui essi vivono. 

 

L’altro fattore emerso è che i tassi d’interesse devono diminuire e gli istituti finanziari devono fornire le opportunità soprattutto a chi è in maggiore difficoltà economica, altrimenti si finisce per migliorare sempre più le case di chi si può anche permettere di pagare una bolletta più salata impoverendo sempre più chi non si può permettere di farlo. Questo è un elemento che non può essere assolutamente trascurato perché in tutta Europa sta aumentando il fenomeno dell’energy poverty cioè di persone che non usano l’energia perché non possono permettersi il “lusso” di pagare le bollette energetiche. Questo fenomeno, a sua volta, si sta traducendo in un maggior peso sociale dovuto al fatto che questi cittadini sono più soggetti a malattie che comportano maggiori spese sanitarie ed assenze dal lavoro. L’aumento dei costi e la diminuzione della produttività porta ad un peggioramento ulteriore della nostra economia.

 

Qui di seguito si anticipano i punti emersi dalla tavola rotonda sulla formazione professionale cui BIRCKS ha partecipato attraverso la sua coordinatrice. Il risultato delle altre tavole sarà riportato nel report di BUILD UPON di fine ottobre così come scritto in precedenza.

Il progetto BRICKS viene considerato tra le buone pratiche da condividere con gli altri paesi e molti dei punti ritenuti fondamentali sono già in corso di sviluppo con il progetto BRICKS:

  • La comunicazione nei confronti dei lavoratori non deve riguardare il semplice problema della riqualificazione professionale ai fini dell’efficientamento energetico perché i lavoratori più che alla “sostenibilità” ambientale sono interessati alla sostenibilità della propria occupazione, inoltre capiscono il miglioramento della “qualità” del proprio lavoro che gli permette di fare carriera piuttosto che la capacità di migliorare l’efficienza energetica di un’abitazione.
  • Si ritiene opportuno elaborare un’unica piattaforma europea per il riconoscimento delle competenze dei lavoratori edili che abbia alcune basi comuni tra le quali il “cross  craft understanding” per evitare che il lavoro di un operario venga “rovinato” dall’intervento di altri operai.
  • Si deve pensare ad una formazione al di fuori dalle mura scolastiche, possibilmente in cantiere, ma per fare ciò c’è bisogno che si cambino le regole per l’uso del fondo sociale europeo. 
  • Bisogna concordare sul sistema di certificazione in alternativa o in aggiunta ai sistemi di qualificazione per prevedere un rinnovo su base triennale e restare al passo con la tecnologia piuttosto che riferirsi ad un sistema di qualifiche obsoleto non dinamico.
  • Bisogna promuovere il riconoscimento delle competenze acquisite in ambito informale e non-formale attraverso un sistema di certificazione credibile che sia di stimolo per tutti: 

i sindacati che dovrebbero spingere i lavoratori a far riconoscere le proprie competenze,

le pubbliche amministrazioni che potrebbero dare una premialità alle aziende che possiedono personale certificato nel caso di appalti pubblici o di sussidi,

le aziende che possono vedere nuove opportunità di business nella riqualificazione degli edifici,

gli istituti finanziari che potrebbero abbassare i tassi a patto di utilizzare personale certificato perché certi del ritorno dell’investimento,

gli istituti di assicurazione che potrebbero abbassare i premi per incidenti o altro.

 

Questa azione, se fatta in modo sinergico, avrebbe altre ripercussioni positive oltre ad una maggiore possibilità di raggiungere gli obiettivi di abbattimento dei consumi energetici degli edifici. In particolare potrebbe ridurre il fenomeno del lavoro nero e delle evasioni fiscali.

Per misurare l’impatto di queste azioni sinergiche, i paesi membri saranno inviati a monitorare:

  • il numero degli operari riqualificati
  • il numero degli operari certificati
  • numero di operari scelti in base alla loro presenza sul registro del personale certificato
  • diminuzione del fenomeno del lavoro nero
  • numero di operai coinvolti dai sindacati
  • paragone tra il personale riqualificato e quello che non ha fatto alcun corso
  • benessere dei lavoratori
  • miglioramento della performance energetica
  • miglioramento della differenza dell’attestato di prestazione energetica (APE) presentato in fase di progettazione e quello realizzato.

 

Per raggiungere gli obiettivi sopra elencati bisogna avere una visione globale che comprenda tutti gli attori chiave:

  • i lavoratori,
  • i sindacati, 
  • la pubblica amministrazione,
  • l’autorità pubblica,
  • il governo,
  • i produttori di materiali e componenti per l’edilizia.

 

Bisogna inoltre che gli interventi di riqualificazione siano pensati globalmente e realizzati da chi ha competenze trasversali che coinvolga muratori, elettricisti, termoidraulici, fornitori d’infissi, componenti vari, ecc.  

Il processo virtuoso che ne potrebbe scaturire va avviato dalle pubbliche amministrazioni riuscendo a far comprendere ai politici l’importanza di una tale azione sinergica che deve essere in qualche modo condivisa e standardizzata a livello europeo.

A tal proposito si sottolinea che il progetto BUILD UPON ha una reale valenza europea e lo stesso vicepresidente della Commissione Europea Maroš Šef?ovi? ha dichiarato che la Commissione ritiene estremamente importante il dialogo che BUILD UPON ha avviato con tutti i principali stakeholder europei per capire come promuovere, attraverso la legislazione, un intervento più sistematico ed efficace sul patrimonio edilizio europeo. 

 



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